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La politica dello sguardo
di Maria Rosa Sossai
Nella sua teoria sulla relatività Einstein affermava che la quarta dimensione invisibile nello spazio è il tempo, una dimensione che sin dagli albori della civiltà ha affascinato i pittori. Parallelamente la nascita del cinema permetteva di allargare le sperimentazioni in ambiti sino ad allora inediti, in un confronto fruttuoso tra immagini fisse e in movimento. Alcuni artisti intervenivano fisicamente sulla pellicola, considerata il prolungamento diretto della pittura, altri invece si cimentavano nel girato e nel montaggio.
Oggi la forma pittorica si confronta con l'immagine video, costituita da oscillazioni di impulsi elettronici che immettono un insieme di dati visivi e sonori all'interno di un processo temporale costituito da continue apparizioni e sparizioni che moltiplicano i punti di vista e immergono lo spettatore in un flusso temporale. Dal punto di vista concettuale questo confronto determina, per il cineasta sperimentale Stan Brakhage, un progressivo e paradigmatico avvicinamento a quella che egli chiama la Visione Primaria, puro movimento delle forme, all'interno di un nuovo e fluido contesto dinamico che radicalizza l'aspetto simbolico delle nozioni di spazio e di tempo.
Nella video animazione di Paola Gandolfi, La recherche de ma mère, stasi e movimento, visione pittorica e visione cinetica, coesistono nella loro qualità di superfici bidimensionali ed illusionistiche, sebbene appartenenti a contesti simbolici e a codici espressivi diversi. I corpi femminili che vi appaiono (tratti da diciotto dipinti eseguiti dall'artista nell'arco degli ultimi dieci anni) sono esseri mutanti che mettono in scena la differenza di genere.
L'animazione crea un percorso che si snoda con un movimento che imprime ai corpi una scansione ritmica, in accordo con il suono. L'artista attinge all'inesauribile ricchezza del mito, la cui funzione, ricorda Marco Senaldi, è consistita per secoli nello strutturare in simbolo qualcosa che altrimenti sarebbe rimasto incomprensibile per l'esperienza umana. Nel mondo attuale, in cui nulla ha più un'identità prefissata, l'arte si candida a essere una delle poche attività umane ancora in grado di tradurre il reale in un sistema di simboli dotati di significato.
La galleria di personaggi femminili sfila davanti al nostro sguardo portando inscritti i segni della diversità, sotto forma di deviazioni dalla norma, di metamorfosi, di rovesciamenti della visione, di scartamenti di senso.
Elettra capovolta dai capelli fluenti come un sipario,
una donna monstre a quattro gambe, l'incedere laterale di alcune silhouettes, il parto contro natura di una madre che nasce dal fianco destro della figlia, l'autogenerarsi di un braccio, sono tutte figurazioni che visualizzano l'immaginario fantastico che ha accompagnato per secoli l'identità femminile. Così come la Maddalena peccatrice, con il corpo percorso da mani avide e il suo alter ego penitente ricoperto di capelli, rimandano alle categorie schematiche dentro le quali la donna è stata a lungo imprigionata. L'animarsi dello schermo di forme surreali - un guanto rosso, teste maschili che rimbalzano come palle, cerini che assumono la forma di dita - prelude alla rinascita di una gioiosa sessualità femminile che si accende a festa sotto il vestito trasparente di una donna. Il ritmo incalza quando un uomo dal cappotto nero avvolge un corpo femminile e la dea Kalì agita le sue dodici braccia. Frammenti di corpi, una pioggia di gocce di sangue mista a dita, l'atterraggio di un seno-meteorite, l'oscillare delle gambe di una bambina, il rullare di un tamburo, rispecchiano il movimento oscillante della vita e il suo equilibrio sempre instabile. Il succedersi di visioni fantasmagoriche e oniriche nel video di Paola Gandolfi opera un processo di rigenerazione dell'immagine che per Lacan è uno schermo dove il soggetto è anche oggetto dello sguardo e dove l'io e l'altro si intrecciano per generare un senso intersoggettivo. L'immagine-schermo è quindi per l'artista, come per il filosofo francese, un luogo di rottura, di spostamento e di costante riposizionamento della nostra identità che si mostra all'altro come maschera, doppio, involucro.
Maria Rosa Sossai