| Edward Lucie Smith Paola Gandolfi Miriam Mirolla La recherche de ma mère Barbara Massimilla Quando la pittura diventa sogno Miriam Mirolla Macchina madre Alessandro Riva Le idee dentro Lidia Ravera Paola Gandolfi Gianluca Marziani Esercizi di scultura (micro e macro) Riccardo Giagni Ilo nome P-A-O-L-A Maria Rosa Sossai La politica dello sguardo |
C¹è una sorta di vertigine che accompagna l¹opera di Paola Gandolfi. E¹ la vertigine che accompagna un intero universo quell¹universo che, fino alla fine dell¹800, quando i filosofi e i pensatori appartenevano unicamente e rigorosamente al sesso maschile, veniva definito sprezzantemente con una pletora di termini dei quali ³isterismo femminile² era forse il più blando e di gran lunga il più benevolo. Di certo, quello attorno al quale ruotano i quadri tutti i quadri della Gandolfi è un universo che ha le sue basi teoriche nell¹opera di alcune scrittrici e intellettuali che sulla psicanalisi, e in particolare sul rapporto tra psicanalisi e identità femminile, hanno lavorato a lungo a cominciare da quella strana, geniale e insolita figura di intellettuale e scrittrice, che sull¹argomento ha dato un contributo fondamentale, che è Julia Kristeva. I quadri di Paola Gandolfi ruotano attorno ad alcuni concetti-cardine che un¹altra studiosa che sulla psicologia femminile ha saputo offrire interpretazioni originali come Jean Shinoda Bolen ha riassunto in un curioso e intrigante libro intitolato Le dee dentro la donna: l¹idea che il cosiddetto mistero dei comportamenti genericamente (e spesso sprezzantemente) definiti ³femminili² siano da ricercare all¹interno di strutture di pensiero e di relazioni che hanno la loro base in una dimensione mitica, in una serie di modelli interni e archetipi culturali che agiscono sulla psiche della donna ³dall¹interno², in maniera inconscia e automatica, ma non per questo meno profonda: quei ³modelli potenziali² presenti nella psiche di ogni donna, che ³vi persistono come archetipi e, come nell¹antica Grecia, possono esigere quanto è loro dovuto e rivendicare il dominio², a fasi alterne, e quasi sempre a livello inconscio, sul comportamento di ogni donna.
Quello della Gandolfi si raffigura come un lavoro che è, in qualche modo, parallelo e complementare a quello della psicanalisi, perché affronta i nodi irrisolti dell¹identità (e dell¹identità femminile in particolare) con il grimaldello di una pittura composta di forme ancestrali, elementari, che affondano le loro radici nelle immagini della nostra memoria profonda e del nostro inconscio culturale immagini e figure che sono quelle appartenenti al mito, alle antiche leggende e alla storia, ma anche al nostro inconscio più buio e alla nostra più antica memoria ancestrale: quelle immagini che quasi unicamente le pittrici, e più in generale le artiste, le grandi artiste come Louise Bourgeois o Marlène Dumas, tanto per fare due esempi significativi , hanno saputo e sanno, molto meglio dei loro colleghi maschi, e in maniera più libera e spregiudicata, tirar fuori e rendere in forme al contempo semplici e straordinariamente simboliche, quasi agissero su una sorta di memoria alchemica profonda più che sulle consuete categorie della vista e del freddo ragionamento razionale.
Quelle che Paola Gandolfi mette in moto, ³attiva² all¹interno dei suoi quadri, sono le figure delle madri e delle procreatrici ideali e materiali che hanno generato le donne (perché, come ci ha ricordato la pittrice in molti, significativi lavori, ³da donna nasce donna²) che oggi vivono questo inquietante e terribile inizio di millennio: sono le Atene, le Artemidi, le Afroditi, o se si vuole le Clitemnestre, le Antigoni e le Elettre che hanno sofferto, hanno tradito, hanno pianto e hanno amato in breve, hanno vissuto secolo dopo secolo, formando, filo dopo filo, la struttura e la tessitura di questa nostra civiltà occidentale così come la vediamo e la viviamo oggi. Sono gli archetipi mentali e culturali dei comportamenti, dei sogni e delle ossessioni che caratterizzano ancora oggi la psiche femminile sono le violenze, fisiche o soltanto psicologiche, subite, sono le costrizioni, le contraddizioni, i lacci, le indecisioni, i dubbi e le incertezze che ogni donna si porta con sé, ma anche le dolcezze, le sicurezze, i fuochi, le doppiezze volute e quelle non volute, le intelligenze, le analisi, i mille insignificanti momenti che formano la trama della quotidianità, i preziosi, intimi e forse incondivisibili ³pensierini della sera², e poi le ossessioni, le gioie, le scissioni segrete e inconfessabili che ogni donna si porta quotidianamente dentro di sé. ³Attraverso i gesti delle mani, delle teste, dei corpi cerco di ricreare quei doppi sensi, quegli ingorghi psichici, quei gesti involontari e quegli automatismi che ogni giorno facciamo, per cercare di recuperare le parti sdoppiate o schizofreniche di noi stesse², ha detto l¹artista. E oggi, davvero, quelle parti sdoppiate sembrano parlarci, sorriderci, ammiccarci e studiarci dalla superficie della tela, quasi avessero, per un qualche antica e incomprensibile malìa, realmente, e per la prima volta, preso vita, sangue e corpo.