| Edward Lucie Smith Paola Gandolfi Miriam Mirolla La recherche de ma mère Barbara Massimilla Quando la pittura diventa sogno Miriam Mirolla Macchina madre Alessandro Riva Le idee dentro Lidia Ravera Paola Gandolfi Gianluca Marziani Esercizi di scultura (micro e macro) Riccardo Giagni Ilo nome P-A-O-L-A Maria Rosa Sossai La politica dello sguardo |
PAOLA GANDOLFI
di Lidia Ravera
Gambe sulla città, seni, sulla mappa piatta, nel disordine delle strade. Nell’ordine occulto. Che esclude.
Paola Gandolfi. Una cara ragazza. Perversamente femminista. Una ragazza che compie atrocità. Seducenti, in senso letterale. Atrocità che conducono a lei. Surrealista lo è , ma composta. Una che sa stare a tavola.
Una che sa stare al gioco.
Piedi delicati, ginocchia, capezzoli.
Come una portatrice sana di ossimori, Paola Gandolfi porta in giro disegni terribili, senza farsi male.
Se ne sbatte di De Chirico, Paola Gandolfi. E anche Magritte, lo tiene nella scatola dei pastelli, dove non guarda dai tempi della scuola.
Ha capito tutto della nudità e dei capelli. Sa smembrare e ricomporre. La sua paura è efficace.
Non ha bisogno di niente. Satura si aggira per strade che conosce e dimentica a piacere. Satura, satolla. Con il suo piccolo ventre, fertile di desideri nominabili. Comunicabili.
Con le sue intenzioni moleste. La sua pacifica malignità. Dispensa copertine per qualsiasi incubo ben strutturato. Tutti i libri che non ho ancora scritto, meriterebbero il suo segno beffardo . Falsamente facile.
Io me la meriterei ( me la meriterò)Paola Gandolfi.
Questa pazza.
Questa cara ragazza.