| Edward Lucie Smith Paola Gandolfi Miriam Mirolla La recherche de ma mère Barbara Massimilla Quando la pittura diventa sogno Miriam Mirolla Macchina madre Alessandro Riva Le idee dentro Lidia Ravera Paola Gandolfi Gianluca Marziani Esercizi di scultura (micro e macro) Riccardo Giagni Ilo nome P-A-O-L-A Maria Rosa Sossai La politica dello sguardo |
QUANDO LA PITTURA DIVENTA SOGNO
di Barbara Massimilla
L’opera della pittrice Paola Gandolfi è un’esperienza insolita che comunica pensieri ed emozioni sollecitati dalla visione delle sue pitture che diventano video. Il corpo femminile e la madre sono al centro di questa ricerca artistica e il movimento è come un soffio che ha i suoni del vento trasformando i dipinti in un paesaggio che sembra simile ad un sogno che si fa concreto sotto il nostro sguardo. Il movimento è sempre implicito nell’atto del dipingere, per il gesto compiuto dal corpo dell’artista e per l’intento di rendere la rappresentazione vicina al pulsare della vita. Il dischiudersi sulla tela dell'esperienza artistica diventa irradiazione visibile di una profonda intima animazione resa dall’autore attraverso la scelta degli spazi, profondità e colore. L'obiettivo creativo consiste nel ritessere la trama dell'universo partendo dal proprio Io, tenendo conto del nascere della forma e del segno primigenio. Il corpo dell’artista, il suo “tocco”, trasforma il mondo in pittura. Nel compiere questa trasformazione il corpo diventa "intreccio di visione e movimento" ed il movimento dello sguardo va ben oltre la realtà dell'oggetto osservato, perché lo sguardo è rivolto all'interiorità, per incontrare la visione "prefigurata" degli oggetti all'interno dell'Essere, quella che ne rispecchia l’essenza. Osservando un dipinto l’idea del movimento non proviene da uno spostamento ma da una specie di “vibrazione” che emana dal dipinto stesso (Merleau Ponty). Un impercettibile ritmo risuona nell’opera, proprio quel vibrare rivela la “natura” più intima dell’artista, quel retromondo che ha a che fare con l’attività simbolica e con il teatro privato del sogno. L’immagine prodotta dall’artista scaturisce dall’inconscio che per definizione è il luogo generativo e umbratile del materno. A questo punto proviamo ad immaginare che per magia la vibrazione che emana dall’opera pittorica possa sorprenderci ancor di più e risvegliarsi nella trama segreta di un sogno sul femminile e sulla madre, con ammirato stupore ci affacceremmo così alla video-pittura di P.G. “La recherche de ma mère”. Dall’ animazione dei quadri nasce una storia, s’intravedono in modo più leggibile i pensieri e le emozioni che sono stati alla sorgente del loro prender forma. Il filo narrativo che congiunge i dipinti diventa metafora di un processo onirico, “visioni primarie” si animano in un flusso d’immagini, come se il sogno-pittura si trasformasse e divenisse oggetto di riflessione sulle dinamiche inconsce che lo hanno prodotto, la sequenza dei personaggi scelti per la composizione del video interpreta il significante misterioso che ogni quadro veicola. Forse per questo se l’opera-sogno è della pittrice Gandolfi il video diventa invece frutto di un incontro, tra la pittrice e Francesca Ravello coautrice, Elena Chiesa realizzatrice di animazione, Riccardo Giagni compositore. Dunque il video è lavoro creativo di un gruppo, relazione con l’altro intorno all’oggetto pittura, operazione di simbolizzazione che tanto ricorda il “rivivere” con l’analista i sogni nella stanza d’analisi, l’elaborazione che accompagna la rievocazione del sogno. Sogno sognato, ricordato, narrato e condiviso, la video-pittura di P.G. è un fugace sogno che porta il nome del corpo femminile e della madre i quali nonostante gli sconvolgimenti, i traumi e le rinascite non cesseranno mai di esistere alle radici dell’immaginario artistico.