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| Edward Lucie Smith is a British writer, poet, photographer, art critic, curator and author of exhibition catalogues. |
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PAOLA GANDOLFI
Versione completa in formato PDF
di Edward Lucie Smith
Paola Gandolfi occupa una posizione unica fra gli artisti Italiani contemporanei. Sebbene sia nominalmente legata al movimento della Pittura Colta, che ha esercitato cosi tanta influenza sullo sviluppo dell’arte italiana negli ultimi due decenni, per molti aspetti e’ molto più vicina ai pittori surrealisti della prima meta’ del ventesimo secolo. In particolare per il fascino imperturbabile che esercita su di lei la sessualità e per l’abilità di inventare forme emblematiche che ricordano le opere del gran surrealista belga Rene’ Magritte
A tutto questo si deve aggiungere il fatto che le sue opere hanno ha un forte contenuto femminista di un genere non comune tra i suoi compatrioti. Il suo femminismo è diverso da quello delle artiste associate al Movimento Femminista degli Stati Uniti, non solo perché è meno direttamente politico e più emotivo ed angosciato, ma anche perché contiene una forte componente religiosa, qualità forse non sempre ovvia all’artista stessa. Chiunque guardi alla totalità dell’opera di Gandolfi si rende conto di elementi che sembrano riferirsi al Cattolicesimo popolare. In particolare molte delle sue immagini sembrano far eco alle pitture votive primitive e ad altri oggetti lasciati nelle chiese dai fedeli, come ringraziamento o come simbolo evidente di una preghiera d’aiuto per la cura di specifiche infermità. In aggiunta al legame con Magritte ce n’è anche uno con l’opera di Frida Kalo i cui dipinti erano a volte basati sui retablos che si trovano nelle chiese messicane.
Ciononostante nel lavoro di Gandolfi ci sono elementi “classici”, come per esempio nell’influenza dichiarata delle forme ultra raffinate e sottilmente geometriche di Piero della Francesca. Gandolfi considera essenziale per un artista possedere non solo una solida tecnica, ma anche un’acuta consapevolezza delle passate conquiste dei pre -Modernisti. Racconta per esempio dell’impatto che hanno avuto su di lei la Madonna del Parto di Piero e anche la Deposizione del Pontormo a Firenze e l’Allegoria (con Venere e Cupido) del Bronzino a Londra. Vale la pena di notare che in tutti e tre i dipinti c’è un elemento d’intrattabile stranezza, di rimozione dalla vita di tutti i giorni.
Si potrebbe, infatti, affermare che l’unione fra stranezza e il suo opposto, totale familiarità, sia una delle caratteristiche più importanti dell’arte di Gandolfi.
Come tutti i bambini Gandolfi si divertiva a disegnare. Fra i suoi primi ricordi c’è il destino di questi disegni, che le suore che insegnavano nella sua scuola gettavano in una grande pentola di coccio per poi bruciarli. Ricorda il fumo salire e di aver pensato che Dio - chi di meglio - sarebbe stato in grado di vedere i suoi disegni. Il motivo delle fiamme che circondano un corpo che talvolta vediamo nei suoi dipinti, (Vertigine 3, 1997) ha probabilmente origine in questo ricordo d’infanzia, nonostante si possa anche fare un paragone con quei dipinti di Magritte che mostrano strumenti musicali in fiamme.
Da ragazza Gandolfi era passata attraverso una fase in cui, come molti artisti Italiani della sua generazione, non faceva dipinti ma creava installazioni e performances: alcune di queste erano ispirate agli scritti sul Teatro della Crudeltà di Antonin Artaud. In particolare le idee della frammentazione e ricomposizione del corpo hanno un ovvio significato quando si parla delle immagini di Gandolfi. Ecco qui un autoritratto in parole di Artaud:
Chi sono?
Da dove vengo?
Sono Antonin Artaud
e dico questo
perché so come dire questo
immediatamente
vedrai il mio corpo presente
esplodere in frammenti
e ricomporsi
in diecimila aspetti conosciuti
un nuovo corpo
in cui tu
mai
ti dimenticherai di me.
Quando aveva cominciato a dipingere, immagini di questo genere erano state una risorsa naturale, anche e non per meno per i legami con la tradizione Cattolica da lei ereditata. Fra le prime parti di corpo disgiunte ad apparire nei suoi lavori c’erano teste staccate –e qui si pensa a tutte le rappresentazioni, nell’arte Cristiana, della Decollazione di San Giovanni Battista e anche a tutti i dipinti che illustrano la storia di Giuditta e Olofernes, in particolare due famose composizioni, una del Caravaggio e l’altra di Artemisia Gentileschi.
La decisione di tornare a dipingere, all’inizio degli anni 80, era stata coraggiosa poiché molte delle correnti artistiche prevalenti erano contrarie alla pittura. In particolare molti dei critici e curatori dello establishment pensavano e continuano a pensare che la pittura su tela sia un mezzo di espressione che ha fatto il suo tempo. Tuttavia Gandolfi si era sentita sempre più certa che l’ortodossia Concettuale che aveva trionfato durante gli anni settanta fosse stata troppo rigida –che avesse escluso gli artisti da troppe cose che avevano alimentato la storia dell’arte in senso largo.
Nel caso di Gandolfi la decisione era stata un po’ mitigata dal fatto di non desiderare di essere considerata una realista. Per lei, le anatomie che rappresenta, sia complete che frammentate, sono puramente costruzioni mentali, cose che vengono dal di dentro. Afferma che hanno un valore sia psicologico che sociale, ma non sono mai intese come rappresentazioni di eventi reali.
Gandolfi è ben versa nella dottrina psicoanalitica, essendosi sottoposta ad analisi lei stessa. Vede i suoi dipinti, da un lato, come oggetti terapeutici, per se stessa ma anche per lo spettatore.
Alcune delle sue immagini provengono direttamente da sogni, ma, contrariamente ai Surrealisti originali considera questi sogni non del tutto sacrosanti: cioè li pensa soltanto come parte del processo creativo, non come cose che richiedano un’interpretazione del tutto letterale. In un intervista con il critico Miriam Mirolla pubblicata su Flash Art (Giugno/Luglio 1998) Gandolfi aveva notato che ”L’invenzione di un dipinto è qualcosa di misterioso che risponde ad una logica pre-verbale e presuppone che l’artista possa controllare la sua libido e trasformarla in una dichiarazione simbolica”.
Aveva proseguito affermando che, secondo lei, questo processo funziona in modo diverso per uomini e donne- che le donne si sentono naturalmente divise. I suoi dipinti sono quindi una forma di espressione - drammatizzazioni di aspetti della psicologia femminile. È interessante vedere come questo linguaggio visivo sia flessibile e vario. Le immagini non dipendono sempre dall’idea di disgiunzione o divisione, nonostante questo sia senza dubbio prominente nei suoi lavori.
In Apparizione di signorina, per esempio, l’espediente che usa è contemporaneamente semplice e sottile. Una figura femminile è in piedi davanti a noi - completamente vestita ma a piedi nudi, le braccia dietro la schiena. Il suo sguardo è diretto e candido, apparentemente imperturbato. Indossa un vestito modesto, con un casto colletto. Ed è questo vestito che racconta la storia. Il tessuto del suo abito in qualche modo insiste nel rivelarci ogni dettaglio del sesso della giovane. Nella sua mente questa donna potrà possedere molti interessi e doti. Per gli altri è più di tutto un oggetto sessuale.
Il linguaggio simbolico di cui si serve Gandolfi usa sia figure che oggetti inanimati. Gli elementi inanimati sono di solito oggetti comuni, ma spesso hanno un doppio o triplo significato. Un esempio è il filo elettrico che appare in Legami elettrizzanti ed Elettricità nascosta. Nella prima di queste immagini, il filo elettrico, avvolto intorno a un braccio nudo, suggerisce gli intralci domestici che ostacolano le donne, ed impediscono loro di esercitare al massimo la propria forza e i propri talenti. Nella seconda il significato è diverso. La protagonista è una scolara innocente ritratta in un modo che ci ricorda i libri di favole di una volta, per bambini borghesi ben educati. Sopra di lei appaiono due paia di braccia nude femminili che manipolano dei fili. Il significato sembra essere doppio – prima c’è la nozione che la bambina sia un burattino manipolato da ciò che si aspettano gli adulti, poi c’è l’idea che lei stessa già nasconda dentro di sé l’elettricità” dell’età adulta – le potenti forze nascoste che formeranno il suo carattere lungo il percorso della vita.
Un simbolo di particolare importanza per Gandolfi è l’idea dei doppi e dello sdoppiamento Questo appare in forma semplice nelle due versioni di Donna nasce da donna. In queste una figura cresce, o piuttosto è tirata fuori, da un'altra. Nella seconda versione una delle figure è nuda. Questo suggerisce che la personalità libera e non convenzionale è tirata fuori con forza da una gemella più tradizionale, come una spada dalla sua guaina.
Anche Profumo di violetta si serve di questo motivo, ma qui le figure sono incomplete. Come due gemelle siamesi condividono la parte inferiore del corpo ed hanno un solo paio di gambe. I due torsi, le spalle, le braccia e le teste sono separate. Questo mostruoso essere doppio è vestito di un abito stampato a violette, e una delle gemelle è apparentemente preoccupata da una singola violetta che tiene in mano. La sorella si sforza di allontanarsi da lei e sembra guardare con desiderio verso l’orizzonte. Qui di nuovo abbiamo un emblema del sé diviso – di una personalità che desidera la tranquillità di una vita puramente convenzionale, ma che si sente spinta a respingerla.
Un altro simbolo importante nell’opera di Gandolfi sono i capelli – le lunghe trecce femminili in particolare. Le connotazioni erotiche dei capelli delle donne sono ben conosciute. L’insistenza dei Mussulmani Ortodossi che i capelli di una donna debbano essere nascosti allo sguardo del pubblico, offre solo un esempio fra molti. In Arabo la parola zinah, che strettamente parlando significa semplicemente ornamento è diventato sinonimo di capelli, e il Corano dice: “ Di alle donne credenti che devono abbassare lo sguardo e difendere la loro modestia. Devono coprirsi il seno col velo e non mostrare i propri ornamenti”. Il Canto di Salomone nella Bibbia al contrario celebra i capelli dell’amata fra le sue altre attrazioni :”Come sei bella amore mio, come sei bella, hai occhi di colomba fra le tue ciocche, i tuoi capelli sono come un gregge di capre che scendono dal monte Galaad”.
Nelle due composizioni Recherche de ma mère, Gandolfi simboleggia la madre assente rappresentandone il seno e i capelli. Nella Natività il bambino Gesù reclinato galleggia in un cielo stellato fra le trecce dei capelli di sua madre: unici segni della sua presenza.
Come artista Mediterranea, Gandolfi ha libero accesso all’immensa ricchezza offerta dalla leggenda classica. I tre Frammenti di Orestiade sono commenti ad una storia che ispirò tutti e tre i più grandi drammaturghi della Tragedia Greca – Eschilo, Sofocle ed Euripide. Come uno che ha esperienza di psicoterapia di prima mano, Gandolfi è senza dubbio ben consapevole del modo in cui questo ciclo di storie è stato assorbito nel linguaggio del discorso psicanalitico, fornendo ai terapeuti gli archetipi di alcune condizioni della mente e dello spirito umani che s’incontrano di frequente. In un trittico ambizioso, la tipica frammentazione del corpo che appare in così tante delle sue composizioni, è usata per simboleggiare la natura patologica delle relazioni all’interno della Casa di Atreus. Oreste, il figlio che è costretto ad uccidere sua madre per vendicare l’assassinio di suo padre, è tagliato completamente a metà. Dal suo torso nudo protrudono braccia e gambe estranee che rappresentano il senso di lotta che prova dentro di sé, mentre l’ala di un aeroplano parla del suo esilio dalla casa paterna, e del suo ritorno furtivo.
Clitemnestra, la moglie assassina, è a sua volta frammentata. Ci sono due paia di braccia nel dipinto, non solo un paio. Un braccio indossa la manica di una giacca da uomo, ed è la presenza di Agamennone, che lei ha fatto a pezzi. Le altre fanno dei gesti significativi. Una punta un dito d’accusa, un'altra mostra un pugno chiuso; mentre la mano del terzo ed ultimo braccio è coperta di sangue.
Elettra, l’amareggiata principessa che vive come una serva nella casa della madre detestata, è l’unica dei personaggi della storia che non sia in frammenti. Pende a capo in giù, con una gran criniera di capelli che cadono come una cascata. Aggrovigliati ai capelli ci sono i fili elettrici che si vedono in Legami elettrizzanti e Elettricità nascosta. Questi suggeriscono il suo ruolo domestico. Gandolfi una volta aveva fatto una cravatta da uomo basata su questo dipinto, adorna di capelli veri – un inquietante oggetto surrealista degno di Meret Oppenheim.
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